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MARIA SANTINA BONARDI

Il suo impegno nell’associazionismo ha fatto storia

Io ho dedicato tantissimo alla formazione e sento in me l’indole formativa, sento la capacità di dare ad altri quello che conosco e cerco di farlo nella maniera più chiara possibile

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La formazione

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Ci sono figure che non si limitano a esercitare una professione, ma ne ridisegnano i confini. La storia di Maria Santina Bonardi non è solo il racconto di una carriera d’eccellenza tra le corsie del Niguarda e dello IEO, ma è la cronaca di un impegno incessante per dare dignità, voce e spessore scientifico alla figura dell’infermiere in Italia e in Europa.

«Mi facevo delle domande e le domande erano soprattutto queste: perché persone che si diplomano alla scuola con voti altissimi, sono dei bravissimi studenti, poi vanno in reparto e nel giro di un anno o due anni perdono le capacità che in potenza potevano dare. Come mai? Ecco perché mi ero fissata nel formare meglio i caposala: pensavo che formando meglio i caposala si potessero creare le condizioni organizzative perché gli infermieri diplomati dalla scuola passassero nei reparti e potessero davvero esprimere la loro professionalità così come l’avevano acquisita, non perdendosi in rivoli organizzativi che non davano poi risposte ai pazienti. Capii che non bastava, capii che bisognava andare a vedere cosa succede a chi coordina, a chi dirige il servizio infermieristico».

Infermiera dal 1969, la sua carriera è stata segnata da una curiosità intellettuale instancabile. Dopo gli anni dedicati alla didattica presso la storica scuola “Cà Granda” e la SUDI di Milano, Bonardi ha portato la sua visione manageriale ai vertici delle istituzioni sanitarie. Come Dirigente del Servizio Infermieristico dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), ha contribuito a creare un modello di assistenza dove la tecnologia più avanzata non ha mai oscurato la centralità della persona. Il suo impegno nei Comitati Etici testimonia una visione della cura che va oltre il dato clinico, abbracciando la dimensione morale dell’assistenza.
Il vero “secondo binario” della sua vita è stato l’impegno sindacale e associativo. Come Presidente nazionale della CNAI e rappresentante italiana presso l’EFN, ha lottato affinché l’infermiere fosse riconosciuto come un professionista autonomo e pensante.
Oggi, guardando indietro a una vita “impegnativa ma soddisfacente”, Santina lascia un testimone prezioso ai giovani colleghi:

«Ama la tua professione e non smettere di studiare».
Il suo invito è quello di alimentare l’amore per il proprio lavoro attraverso l’approfondimento, perché solo la competenza permette di dare vero significato alla relazione con il paziente.

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